Povertà energetica ed equità: rendere visibili le disuguaglianze nascoste della transizione

5 gen 2026
Il 3 dicembre l’Energy Poverty Advisory Hub (EPAH) ha organizzato il 21° Lunch Talk “Equity and Vulnerability in Energy Poverty: Europe’s Hidden Inequalities”, coinvolgendo 56 partecipanti da tutta Europa in un confronto approfondito sulle dimensioni sociali della povertà energetica e sulle sfide di governance della transizione energetica.
Il dibattito ha ribadito con forza che la povertà energetica non è riducibile alla sola difficoltà di pagare le bollette, ma rappresenta una condizione multidimensionale, legata alla qualità dell’abitare, alla salute, all’isolamento sociale, alle competenze energetiche, ai rapporti con proprietari e fornitori di servizi e alla fiducia nelle istituzioni. Proprio questa complessità rende molte situazioni “invisibili”, difficili da intercettare attraverso i dati o le richieste formali di aiuto.
Ulrike Feichtinger (Climate Alliance) ha evidenziato come molte famiglie vulnerabili non accedano ai canali di supporto non solo per motivi economici, ma anche per vergogna, paura di conseguenze nei rapporti abitativi, barriere linguistiche e scarsa alfabetizzazione energetica. Ha inoltre sottolineato come la vulnerabilità possa manifestarsi anche in contesti apparentemente protetti, ad esempio quando il riscaldamento è incluso nell’affitto, a dimostrazione del peso di fattori psicologici e relazionali. In questo quadro, il ruolo delle comunità locali è cruciale, ma persistono criticità strutturali legate a dati insufficienti, incentivi limitati per i proprietari e complessità burocratiche.
Il professor Stefan Bouzarovski (Università di Manchester) ha poi portato l’attenzione sul “lavoro nascosto” che sostiene gli interventi contro la povertà energetica: consulenti, ONG, autorità locali e soggetti intermediari che accompagnano le famiglie tra servizi, misure e istituzioni, svolgendo anche funzioni di cura, mediazione e supporto emotivo. Un lavoro fondamentale ma spesso poco riconosciuto, sottofinanziato e sempre più demandato al terzo settore, con rischi di instabilità e disuguaglianze nella governance.
Nel confronto finale è emersa con chiarezza l’urgenza di superare approcci riduttivi basati solo sul reddito e di costruire servizi sociali, sanitari ed energetici più integrati, capaci di raggiungere anche chi resta ai margini per sfiducia o vergogna. Il Lunch Talk ha quindi rilanciato un messaggio centrale: una transizione energetica realmente giusta richiede politiche che rendano visibili le vulnerabilità nascoste, riducano le barriere di accesso e valorizzino il lavoro territoriale come componente strutturale dell’equità.



