Decreto Bollette, tra emergenza sociale e rischi sistemici per la transizione climatica

2 mar 2026
Il Decreto Bollette, approvato dal Governo italiano, punta a ridurre il costo dell’energia elettrica e del gas per famiglie e imprese, intervenendo su oneri, tariffe e strumenti di mercato. Da più parti, però, si sono levate grida d’allarme: a fronte di risparmi immediati limitati e incerti sulle bollette nel breve periodo, il rischio è che queste scelte strategiche poco lungimiranti possano penalizzare il Sistema Paese per i prossimi decenni.
Proviamo ad analizzare i punti principali del decreto in una riflessione che, pur non esaustiva, intende metterne in luce alcuni aspetti rilevanti.
La misura più discussa del decreto è quella relativa all’ETS (Emission Trading System), il sistema europeo di scambio delle quote di emissione CO₂, pilastro della politica climatica dell’UE. Il decreto prevede che, a partire dal 2027, i costi delle quote ETS sostenuti dai produttori termoelettrici a gas vengano rimborsati o scorporati dal prezzo dell’elettricità, con l’obiettivo dichiarato di abbassare il prezzo all’ingrosso e quindi le bollette. Secondo le stime governative lo scorporo potrebbe generare risparmi netti per circa 3 miliardi di euro all’anno sulle bollette. Il meccanismo, va ricordato, è subordinato all’autorizzazione della Commissione europea come aiuto di Stato (che potrebbe essere rifiutata o modificata), perché rischia di configurarsi come sovvenzione diretta per gli impianti fossili in contrasto con i criteri europei sulla concorrenza.
Molti operatori del mercato energetico hanno espresso forte preoccupazione su scelte che potrebbero rallentare lo sviluppo delle energie rinnovabili e delle tecnologie di accumulo. Secondo analisti del settore, il rimborso ETS ai combustibili fossili potrebbe, nel breve termine, abbassare i prezzi di mercato (in particolare il prezzo all’ingrosso PUN), a discapito della riduzione dei ricavi delle tecnologie a basso costo marginale come il fotovoltaico e l’eolico; questo provocherebbe un taglio dei ricavi “catturati dalle rinnovabili”, con impatti, stimati, superiori al 30% per alcune tipologie di impianti; a ciò si aggiungerebbe la crisi del mercato dei PPA (power purchase agreement) e quello delle batterie per lo storage risulterebbe meno attraente per gli investitori per la maggiore incertezza sui prezzi di mercato. In altre parole, tali misure potrebbero spingere l’incremento dell’uso del gas, riducendo gli incentivi di mercato per le rinnovabili e le tecnologie necessarie alla transizione energetica.
Il mercato libero dell’energia si muove già in un contesto di concorrenza più o meno intensa, nel quale i consumatori sono spesso disorientati tra offerte, sconti e rimborsi di varia natura.
Non si avvertiva certo la necessità di introdurre anche un “contributo volontario” da parte dei venditori elettrici. Si tratta di uno sconto volontario riservato alle famiglie con ISEE inferiore a 25.000 euro, che potrebbe tradursi in una riduzione fino a 60 euro l’anno per circa 4,5 milioni di nuclei familiari nel biennio 2026-2027.
Una misura che, a fronte di benefici economici incerti, limitati e non strutturali, rischia di aumentare ulteriormente la complessità e la confusione, soprattutto per gli utenti vulnerabili del mercato dell’energia.
La criticità principale del decreto riguarda la coerenza tra misure emergenziali e obiettivi di lungo periodo. Le misure potrebbero dare benefici di breve periodo alle bollette, aiutando famiglie e imprese nel contesto post-crisi energetica. Ma rischiano di creare incertezza normativa e di spingere il mercato verso soluzioni fossili proprio mentre la strategia europea richiede transizione verso le rinnovabili.
Questo contrasto può avere effetti negativi sugli investimenti privati, che dipendono fortemente da regole di mercato prevedibili, soprattutto nei settori delle rinnovabili e dell’accumulo.
Il Decreto-Bollette rappresenta un tentativo di alleggerire il peso delle bollette energetiche nel breve periodo, ma il modo in cui è strutturato — in particolare l’intervento su ETS e i segnali di politica industriale legati al gas — pone questioni importanti:
Rischi normativi e di approvazione UE per le misure ETS
Possibile riduzione degli stimoli di mercato per energie rinnovabili e storage
Percezione di un arretramento nella strategia complessiva di decarbonizzazione
Vantaggi economici limitati per tutti gli utenti del mercato energetico.
A fronte di un’iniziativa discutibile sotto diversi profili, che produrrà benefici economici limitati nel breve periodo, il rischio è quello di generare un significativo ritardo infrastrutturale per il Paese, con effetti che graverebbero sulle future generazioni.
