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Comunità energetiche: dalla produzione condivisa alla gestione giusta dell’energia

1 lug 2026

Si è svolto a giugno l’incontro tematico di RETE ASSIST dedicato a comunità energetiche, povertà energetica e transizione condominiale, con l’intervento di Giuseppe Milano, ingegnere edile, architetto e urbanista, da anni impegnato nello studio del rapporto tra energia, paesaggio e giustizia sociale.


L’incontro, pensato come momento di formazione e confronto aperto, ha ripercorso l’evoluzione normativa e culturale delle comunità energetiche in Italia, allargando poi la riflessione a una domanda centrale: cosa significa rendere la transizione energetica davvero giusta, accessibile e inclusiva?


Il relatore ha ricostruito la nascita delle comunità energetiche a partire dalla direttiva europea RED II del 2018, che ha introdotto il principio dell’autoconsumo diffuso, fino al decreto CACER di gennaio 2024, che in Italia ha ampliato il perimetro di riferimento dalla cabina secondaria alla cabina primaria. Si tratta di un percorso nato dalla consapevolezza che i grandi operatori energetici, da soli, non possono bastare a raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione: è necessario coinvolgere una platea più ampia di soggetti, tra cui cittadini, enti del terzo settore, parrocchie, pubbliche amministrazioni e comunità locali.


Un passaggio centrale dell’incontro ha riguardato un equivoco ancora molto diffuso. Molte esperienze di comunità energetica faticano a decollare perché vengono interpretate soprattutto come uno strumento per accedere a un incentivo economico, più che come un progetto collettivo. Se l’obiettivo diventa esclusivamente la remunerazione riconosciuta dal GSE, si rischia di perdere proprio la dimensione che dà senso alla parola “comunità”: partecipazione, trasparenza, corresponsabilità e condivisione dei benefici tra chi produce e chi consuma energia.


Il relatore ha poi richiamato un tema sempre più rilevante: la gestione dell’energia rinnovabile prodotta. In alcune fasce orarie, infatti, la crescente disponibilità di energia da fonti rinnovabili può contribuire ad abbassare il prezzo dell’energia, senza però tradursi automaticamente in un beneficio diretto e immediato per i consumatori finali. Da qui la necessità di guardare oltre la sola produzione, investendo anche in reti più adeguate, sistemi di accumulo, strumenti di gestione intelligente dei consumi e pianificazione energetica di medio-lungo periodo.


La riflessione si è poi spostata sul patrimonio edilizio italiano, caratterizzato da una quota significativa di edifici costruiti prima degli anni Ottanta e quindi spesso poco efficienti dal punto di vista energetico. In questo contesto, la riqualificazione degli edifici non dovrebbe essere considerata soltanto come un costo, ma come un investimento capace di generare benefici economici, ambientali e sociali. La casa, ha sottolineato il relatore, può diventare un nodo attivo della pianificazione energetica locale, soprattutto quando gli interventi vengono pensati insieme ai bisogni reali delle persone che la abitano.


Tra gli esempi condivisi durante l’incontro, particolarmente significativo è stato il caso di un condominio in Puglia che, durante la stagione del Superbonus, ha avviato un confronto tra i condomini attraverso una semplice chat WhatsApp. Nato per condividere problemi quotidiani, più che per discutere di energia, quello spazio di dialogo ha portato l’assemblea condominiale a destinare parte dei risparmi generati dagli interventi di efficientamento a un fondo di sostegno per le famiglie del palazzo in maggiore difficoltà economica. Un esempio concreto di come la transizione energetica possa generare solidarietà e redistribuzione anche a livello condominiale.


Nelle conclusioni, l’incontro ha proposto una lettura della povertà energetica non come fenomeno isolato, legato soltanto al reddito o allo stato dell’abitazione, ma come indicatore della qualità della transizione energetica nel suo complesso. La povertà energetica diventa così una cartina di tornasole: ci mostra se la transizione in corso è davvero giusta, redistributiva e capace di raggiungere le persone più vulnerabili, oppure se rischia di restare accessibile solo a chi dispone già di risorse, informazioni e strumenti.


È una riflessione che si lega strettamente al lavoro quotidiano di RETE ASSIST sul territorio: promuovere consapevolezza, accompagnare le comunità, rafforzare il welfare energetico e contribuire a una transizione che non lasci indietro nessuno.

 

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