Cambiare abitudini energetiche: il TED come architetto delle scelte

1 apr 2026
A marzo 2026 c'è stata un'occasione di approfondimento e confronto dedicata al modello TED. Tra i contributi più stimolanti della giornata, quello di Claudia Baroni, co-fondatrice di aBetterPlace, società specializzata nell'applicazione delle scienze comportamentali a organizzazioni, istituzioni e comunità. L'intervento ha offerto una prospettiva insolita e preziosa sul lavoro dei Tutor per l'Energia Domestica: non solo esperti tecnici, ma veri e propri architetti delle scelte.
Siamo abituati a pensare che, per cambiare un comportamento, basti fornire le giuste informazioni. Eppure, la realtà quotidiana ci smentisce continuamente. Una domanda semplice ma spiazzante ha aperto l'intervento: perché le persone, pur sapendo cosa sarebbe giusto fare, spesso non lo fanno?
La risposta sta nel modo in cui funziona la mente umana. Le nostre decisioni non sono quasi mai il frutto di una riflessione razionale e approfondita: nella maggior parte dei casi seguiamo automatismi, abitudini consolidate, scorciatoie mentali che ci permettono di agire velocemente senza dover valutare ogni singola situazione da zero. Questo sistema è utilissimo nella vita di tutti i giorni, ma può portarci a scelte non ottimali, soprattutto in ambiti complessi come quello energetico.
Il quadro si complica ulteriormente quando si parla di famiglie in condizioni di vulnerabilità. La povertà energetica non è solo un problema economico: è anche un peso cognitivo. Chi vive costantemente sotto pressione economica dedica una quantità enorme di risorse mentali alla gestione delle urgenze quotidiane — pagare le bollette, arrivare a fine mese, fare i conti con spese impreviste. Questo lascia pochissimo spazio mentale per elaborare nuove informazioni o pianificare cambiamenti di comportamento.
L'intervento ha proposto quattro chiavi di lettura per capire perché le persone non sempre agiscono come vorrebbero o come sarebbe loro utile.
La prima riguarda la scarsità cognitiva: chi vive sotto pressione ha meno "larghezza di banda" mentale disponibile. Chiedere a una famiglia in difficoltà di fare calcoli complessi sulle tariffe energetiche è semplicemente irrealistico — non per mancanza di intelligenza, ma per un eccesso di carico mentale.
La seconda riguarda il contesto fisico: le decisioni non nascono nel vuoto. Se l'interruttore dello scaldabagno è posizionato in un posto scomodo, le probabilità che venga spento ogni sera crollano drasticamente — non per pigrizia, ma perché il contesto non favorisce quella scelta.
La terza chiave è il gap intenzione-azione: c'è sempre una distanza tra quello che vogliamo fare e quello che effettivamente facciamo. Le buone intenzioni si scontrano con la vita quotidiana, le distrazioni, le abitudini radicate. Per colmare questo gap, uno strumento particolarmente efficace è la pianificazione "Se-Allora": anziché porsi obiettivi generici ("voglio risparmiare energia"), si definisce un'azione specifica legata a un momento preciso ("quando scolo la pasta, spengo il forno"). Questo tipo di formulazione aumenta significativamente la probabilità che il comportamento si realizzi davvero.
La quarta dimensione è quella dei micro-cambiamenti: invece di sovraccaricare le persone con lunghe liste di consigli, è più efficace concentrarsi su una sola azione alla volta, concreta e fattibile, costruita insieme alla famiglia in base alla sua routine.
Tutto questo ha implicazioni dirette per il lavoro dei Tutor per l'Energia Domestica. L'immagine proposta è quella del TED come architetto delle scelte: non qualcuno che dice alle persone cosa devono fare, ma qualcuno che aiuta a costruire il contesto quotidiano più favorevole perché quelle persone possano fare scelte migliori da sole. In questa prospettiva, il TED è al tempo stesso investigatore, ingegnere di routine e partner che progetta insieme alla famiglia piccoli cambiamenti sostenibili e ad alta probabilità di riuscita.
Questo approccio, radicato nelle scienze comportamentali, non semplifica il lavoro del TED: lo arricchisce. Perché riconosce che il cambiamento vero non nasce dalla trasmissione di informazioni, ma dalla comprensione profonda di come le persone vivono, decidono e agiscono ogni giorno.
